Le tue idee

  • 09/02 – Vincenzo Rossi – Ho letto il messaggio di Antonio che risponde a INDIGNATA (leggo tutti i messaggi di chi si impegna -nel piccolo- a Ricostruire l' Italia).
    Quando ero docente "precario" ho "girato" più di 10 Scuole e (generalmente) le RSU erano sensibili ed OGGETTIVE rispetto alle criticità lavorative; le RSU CGIL ancor più.
    In -pochi- casi le RSU (lo sappiamo tutti) risultano soggiacenti, conniventi e/o omertose nel merito di situazioni (per essere benevoli) anomale e [a volte] trasversalmente insabbiate.
    Purtroppo -come sempre- dipende dalla persona che si vota... non dalla sigla sindacale di cui si sarà fregiata per farsi votare !!!
    A meno che non ci siano dei candidati "unici" in occasione delle elezioni;
    ma credo che ciò avvenga solo in Iran!!!

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  • 09/02 – Domenico Sarracino – La scuola ha bisogno di volare, ma non con le ali di Icaro

    Ci piacciono la sobrietà e la presentabilità: le abbiamo invocate ed attese, ed ora che ci sono le salutiamo come un buon inizio … e con qualche consiglio che viene dall’avere attraversato la scuola italiana in lungo ed in largo, ormai da un po’ di tempo.
    Di recente abbiamo sentito il nuovo ministro Profumo sul canale ABC: l’eloquio era preciso e pulito mentre disegnava i nuovi scenari, l’importanza delle nuove tecnologie, la scuola trasparente e capace di valutare e valutarsi, il suo ruolo strategico per la necessaria e indilazionabile innovazione del nostro paese, la necessità di rimotivare i giovani all’impegno ed allo studio, le cure da dedicare ad essi dopo le sottrazioni di futuro degli ultimi decenni.
    Una bella ed accattivante proiezione verso il futuro.
    Non ci piaceva il passato ministro, quello che stizzito non sapeva che gridare “non è vero!” quando qualcuno osava dirgli che tagliava ed impoveriva la scuola, e si lanciava spada in resta ad esaltare la sua riforma epocale ed i suoi “illuminati” cambiamenti, mentre faceva strame di leggi, contratti, verità, conoscenza della realtà.
    Ce lo dicevano (lei ed i suoi) ogni giorno in televisione, nelle più svariate trasmissioni, in tutti gli orari, a tutte le fasce di utenti, dando per fatte cose che non avevano né capo né coda, né mezzi, né basi: giuridiche, finanziarie, pedagogico-educative, organizzative, amministrative.
    E la gente, non tutta ma tanta sì, finiva per crederci.
    Avevano scoperto la potenza persuasiva della notizia spettacolarizzata e dell’annuncio, e ne facevano uso a larghe spanne: annunciale le cose, dille in televisione, ripetile alle persone mentre cucinano o mangiano o sonnecchiano, e vedrai che diventano senso comune, “verità”.
    Il marchingegno l’ha evidenziato molto bene Michele Serra, osservatore di usi e costumi del nostro “bel paese”, in un suo acutissimo intervento ormai di qualche tempo fa.
    Ma dalle persone sobrie e presentabili, dalla “gente nova”, soprattutto da chi (Rossi Doria) ha conosciuto i ragazzi di strada e per essi ha tentato l’impossibile ed ha visto la scuola dalla parte delle radici, ci aspettiamo ben altro.
    Innanzitutto una coerente operazione di verità da cui far discendere interventi chiari ed onesti che rispondano agli urgenti bisogni del presente e siano basi solide per forti ed originali idee con cui disegnare le prospettive educative su cui fondare il nuovo patto sociale, nutrire la capacità di responsabilità e di cittadinanza, gettare le basi per un nuovo modo di vivere.
    Dagli “uomini nuovi” ci aspettiamo soprattutto che siano veri riformatori, a partire dal metodo.
    Non vorremmo ancora dirlo definitivamente ed aspettiamo ancora, ma non possiamo negarci che alcuni segnali, alcune uscite sono ancora alla vecchia maniera e che alcuni “stornelli” li abbiamo già sentiti.
    Ci accompagna fortemente e da tempo un ragionamento che a noi sembra di semplicissima evidenza e cioè che nella scuola non si riuscirà a fare niente di meglio se non si parte dai fatti, dallo stato reale delle cose, e che per fare ciò non c’è altra strada oggi credibile che quella di conoscerla dal di dentro, senza filtri e mediazioni.
    L’abbiamo già scritto: a noi sembra che i pilastri portanti del sistema-scuole oggi non siano in condizione di poter reggere ulteriori pesi e che la quotidianità sia sempre più affaticata.
    Ed anche la gente di valore che è nella scuola e che è ancora tanta, può fare poco se i meccanismi si incagliano e tutto intorno gira male e sono negate anche le più basilari esigenze di un normale funzionamento.
    Solo qualche esempio per un rapido ripasso.
    Continuano ancora, anche in questi giorni, i tagli sugli organici; continua la follia degli accorpamenti e delle mega-scuole con più ordini, livelli e plessi; continuano l’indifferenza verso i problemi di guida, propulsione e coordinamento dei dirigenti scolastici destinati come Sisifo a fatiche infinite quanto vane.
    Si negano i compensi per le “funzioni superiori”, sono numerosissime le “reggenze” che presto riguarderanno anche i DSGA; niente si dice sui tagli alle collaborazioni dei vicepresidi, al personale di segreteria e ai collaboratori scolastici. Si esaltano le nuove tecnologie ma non ci sono risorse per gestirle e mantenerle; non si fa altro che parlare di qualità ed innovazione, ma le ore settimanali di lezione saranno ancora ridotte, e le classi diventeranno sempre più numerose e la legge 440 diventa l’ombra di se stessa e potremmo continuare con il nodo irrisolto del decreto Brunetta, le visite fiscali, il problema delle manutenzioni degli edifici e della loro sicurezza, il meccanismo dei finanziamenti con i suoi antichi ritardi e le irrisolte pendenze.
    Ancora nessuna risposta concreta ed operativa a queste questioni: il ministro ha sì parlato di rilancio dell’Autonomia, di “Organico funzionale”, di edilizia scolastica di qualità e di ridefinizione del ruolo sociale della scuola, ma anche lui queste buone intenzioni le ha lasciato nel limbo dell’indefinito.
    Intanto ancora una volta il nostro ministero, dopo i tagli lineari di questi ultimi tre-quattro anni subiti dal mondo della scuola su tutti i fronti, diretti ed indiretti, sarà sottoposto ad un’altra operazione , quella dei tagli mirati, contro cui, se fossero davvero tali, non avremmo da eccepire. Ma abbiamo ragione di temere che ancora una volta si corra il rischio di guardare alle pagliuzze della scuola e non si vada a vedere le travi che sono altrove!
    Mi domando se sia onesto parlare di decollo della scuola verso le novità che urgono se prima o contemporaneamente non si ristabiliscano un po’ di normalità, un po’ di certezze e di quotidiano buon governo: se, ad esempio, non si perde lo sprezzante vizio di non rispondere a chi pone nodi interpretativi e domande serie, o situazioni che riguardano il normale funzionamento del servizio scolastico ( le già citate questioni delle vicepresidenze, delle reggenze, “funzioni superiori”, etc.).
    Insomma aspettiamo da anni una vera stagione di riforme e di innovazione (che non è cosa facile), ma il vero riformatore non è chi saltando le durezze della reale situazione promette future meraviglie e intanto va avanti alla vecchia maniera: il vero riformatore è chi sa costruire meraviglie partendo da una seria e credibile ricognizione del “giocattolo” che ha in mano.
    E poiché comincio a vedere (e non sono il solo) che anche questa volta le buone indicazioni ed intenzioni sono sempre da venire, mentre il quotidiano non solo non ferma la deriva in atto, ma la prosegue, io lancio questa proposta alla “gente nuova” del nostro Ministero.
    Se volete partire col piede giusto, guardate alle scuole, partite da lì, lasciate stare un po’ le verità degli “esperti” e dei consiglieri e di arruffate sperimentazioni, e prendete a caso o per sorteggio cinquanta – cento scuole dei vari ordini e gradi e delle diverse aree geografiche.
    Prendetele come un campione, senza promesse di premi né minacce di punizioni, ma con il solo dichiarato intento di voler sapere, capire e conoscere, di calarvi nelle situazioni; e cercate di farlo nel modo più diretto e personale, ricorrendo il meno possibile alle informazioni di seconda mano.
    Avrete così uno spaccato reale di come stanno le cose nel bene e nel male:
    capirete quanto imbrigliano il buon lavoro i nodi irrisolti sopra richiamati , e che se la scuola non crolla è perché c’è tanta gente appassionata del proprio lavoro (che tiene agli alunni, prepara lezioni, corregge compiti, si autoaggiorna, impara nuove tecnologie, tiene contatti, partecipa ad incontri) per la quale lo stato attuale del sistema, il più delle volte, è più una camicia di forza che un supporto ed un propulsore.
    Il tempo che viviamo, a scuola e fuori di essa, ci impone di sapere guardare in alto ed al nuovo, ma occorre nel contempo badare bene a dove poggiamo i piedi.
    Volare, insomma, ma non con le ali di Icaro.

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  • 08/02 – ANGELO – Direi di non puntare così in alto: "ricostruire l'Italia", sarei già molto contento se si riuscissero a risolvere problemi insoluti, ovviamente del settore scuola (non sottovaluto i problemi degli altri settori ma ovviamente mi riferisco a quello di mia appartenenza), quali: Riconoscimento anzianità servizio personale ATA transitato dagli enti locali allo Stato, Riconoscimento delle manzioni superiori (ANAAM ha già conseguito un ottimo successo a Benevento), sblocco della costituzione della livello C (già previsto nel CCNL), sblocco del contratto. Direi che già affrontare questi punti e risolverne qualcuno sarebbe un buon risultato.
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  • 08/02 – Antonio – Ho letto il messaggio di INDIGNATA e devo dire che nella mia scuola non è così, anzi c'è una particolare attenzione al ruolo del collaboratore scolastico anche se tutti e due i rappresentanti ancora in carica sono docenti. Quindi, non dico che ci possano essere dei casi come quelli segnalati ma non si può generalizzare.
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  • 08/02 – Vincenzo Rossi – INVITO a Firmare a sostegno della FIOM (espulsa dalla FIAT) sul Sito:
    http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391246.

    Riporto uno stralcio della mia firma (la N° 4062):
    "La FIOM ha ragione... Questo "grasso, grosso, disegno greco" si abbatte ANCHE (MA soltanto sul 90%) di noi italiani !!! Anche nella P.A. aumentano toni minatori, ricatti, e provvedimenti disciplinari vari; l'obiettivo ? Ridurre quel 90% ad una impotente accettazione delle "briciole" mentre i capponi del Manzoni -sempre più- si beccano nell' italico pollaio !!!
    IL Sostegno di TUTTI per... PROVARE ad evitare CHE "la noia" del Lavoro a tempo indeterminato (noia che regna Sovrana in Germania, Francia e nel resto dell'Europa ANCORA Democratica)...non avvolga l'Italia intera !!!

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  • 07/02 – marcella d'angelo – La democrazia è una costante penna rossa che corregge gli errori e gli sbagli di tutti. Non può essere una scienza esatta perché svolge il suo compito con gli uomini e gli uomini sono volubili, smemorati e chiacchieroni ed, essendo così, cambiano idea su tutto e su tutti in maniera convulsa e reiterata, per questo la democrazia, per essere reale, deve adattarsi agli umori degli uomini. Deve cambiare, evolversi, svilupparsi. Gli uomini a volte hanno delle idee geniali, sicuramente migliori di loro stessi, il paradosso è proprio questo: le intenzioni degli individui sono superiori agli individui stessi. Per ricostruire l’Italia si deve purificare l’aria; depurarla da tutto ciò che è finto, inutile e superficiale, bisogna filtrare l’aria da tutto ciò che è effimero e provvisorio e che, appunto, di costruttivo non ha nulla. La moralità dell’esistenza non si edifica con denaro o potere, ma con enormi sacrifici che come fine ultimo devono avere la collettività e non il singolo individuo. Per far si che la democrazia faccia il proprio percorso ed edifichi solide basi strutturali di comune senso etico, bisogna che agisca quando l’individuo è giovane. La penna rossa non può correggere un uomo in età adulta, può solo ammonirlo, ma l’ammonizione è un veto non una costruzione. Per edificare quindi è necessario imparare, insegnare, riflettere, capire e conoscere; si parte dalla scuola. L’istruzione è l’unica terapia che permette agli individui di armonizzare concetti e i pensieri. La scuola è come un’ostetrica che aiuta le menti a partorire concetti liberi, democratici, civili e questi portano armonia tra gli uomini. Partiamo dalla scuola e allora si che ricostruiamo l’Italia.
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  • 07/02 – INDIGNATA – LAVORO A SCUOLA IN QUALITA' DI COLL. SCOL. ULTIMAMENTE HO AVUTO BISOGNO DELLE RSU DELLA MIA SCUOLA . DA LORO HO AVUTO SOLO INDIFFERENZA. MI CHIEDO A COSA SERVONO?
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  • 07/02 – lucasala – Mi sembra che i sindacati, e la CGIL in particolare, non aiutino molto i giovani ne l'efficienza del sistema universitario. Esempio: se in un dipartimento universitario c'e' un disegnatore che non serve piu' (perche' ormai tutti usano il PC) e che non riesce ad aggiornarsi, questi non viene sostituito con un giovane informatico, ma rimane al suo posto fino alla pensione.
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