Le tue idee

  • 07/02 – marcella d'angelo – La democrazia è una costante penna rossa che corregge gli errori e gli sbagli di tutti. Non può essere una scienza esatta perché svolge il suo compito con gli uomini e gli uomini sono volubili, smemorati e chiacchieroni ed, essendo così, cambiano idea su tutto e su tutti in maniera convulsa e reiterata, per questo la democrazia, per essere reale, deve adattarsi agli umori degli uomini. Deve cambiare, evolversi, svilupparsi. Gli uomini a volte hanno delle idee geniali, sicuramente migliori di loro stessi, il paradosso è proprio questo: le intenzioni degli individui sono superiori agli individui stessi. Per ricostruire l’Italia si deve purificare l’aria; depurarla da tutto ciò che è finto, inutile e superficiale, bisogna filtrare l’aria da tutto ciò che è effimero e provvisorio e che, appunto, di costruttivo non ha nulla. La moralità dell’esistenza non si edifica con denaro o potere, ma con enormi sacrifici che come fine ultimo devono avere la collettività e non il singolo individuo. Per far si che la democrazia faccia il proprio percorso ed edifichi solide basi strutturali di comune senso etico, bisogna che agisca quando l’individuo è giovane. La penna rossa non può correggere un uomo in età adulta, può solo ammonirlo, ma l’ammonizione è un veto non una costruzione. Per edificare quindi è necessario imparare, insegnare, riflettere, capire e conoscere; si parte dalla scuola. L’istruzione è l’unica terapia che permette agli individui di armonizzare concetti e i pensieri. La scuola è come un’ostetrica che aiuta le menti a partorire concetti liberi, democratici, civili e questi portano armonia tra gli uomini. Partiamo dalla scuola e allora si che ricostruiamo l’Italia.
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  • 18/02 – nonsiamocarnedamacello – Primarie a 18 ore e VII livello please!!!!
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  • 29/01 – mario – io sono un precario della scuola e purtroppo sto a casa e non e giusto che
    1-esempio ci sono gli l.s.u. che il 90 per cento di loro vengono a lavorare solo per 2ore e fanno come gli pare senza fare assistenza ai ragazzi occuparsi di fare una fotocopia di vedere i vari momenti salienti della giornata ecc ecc e prendono lo stesso stipendio che prendo io più o meno incominciamo ad andare a vedere perché questi
    anno tutti doppia attività non preoccupatevi andate a CONTROLLARE QUESTE SITUAZIONI troverete il 70 per cento di loro che hanno doppia occupazione
    2-se vogliamo fare in modo che tutti lavorino facciamo controllo sui i PON CHI E ELLA SCUOLA SA DI COSA STO PARLANDO QUESTA E UN ALTRA SPESA CHE INTASCONO TRA LORO I PRESIDI SEGRETARI ECC ECC E IN PRIMIS I PROFF. CHE PRENDONO SOLDONI PER OGNI ORA CHE STANNO SENZA CONCLUDERE NIENTE CON QUESTI SOLDI POTREBBERO OGNI HANNO in ogni scuola prendere
    minimo a 5 lavoratori in ogni circolo e toglierebbero per sempre il precariato e tutti quei pon invece di pagare un professore che già lavora potrebbero occupare quei posti spero che mi sono fatto capire ho altrimenti contattatemi vengo da vicino a darvi l'idea io sono disponibile sono fermo a casa sono sicuro che se si vorrebbe eliminare tanto precariato la soluzione ci sarebbe pensateci portate sta proposta con i soldi dei pon assumete nuovo personale e non quello che già lavora pagandolo salatamente.
    che ne pensate fatemi sapere e la mia ultima speranza

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  • 01/02 – guido napolitano – Possibile che non si capisca che questa Europa, l'Italia non potrà risolvere i suoi problemi se tutto si riconduce a valori meramente economici-finanziari? Ma quando riscopriremo un pò di umanità? L'economia - ormai globale - non può espandersi all'infinito. E' giunta l'ora di fare macchina indietro come sta accadendo con questa crisi che ci impone di "fare un passo indietro"!
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  • 03/02 – nicola sgrò – mandare via, in esilio, BERSANI e provare a dialogare con il governo non rappresentante, come il precedente, il pensiero degli ITALIANI.
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  • 09/02 – Domenico Sarracino – La scuola ha bisogno di volare, ma non con le ali di Icaro

    Ci piacciono la sobrietà e la presentabilità: le abbiamo invocate ed attese, ed ora che ci sono le salutiamo come un buon inizio … e con qualche consiglio che viene dall’avere attraversato la scuola italiana in lungo ed in largo, ormai da un po’ di tempo.
    Di recente abbiamo sentito il nuovo ministro Profumo sul canale ABC: l’eloquio era preciso e pulito mentre disegnava i nuovi scenari, l’importanza delle nuove tecnologie, la scuola trasparente e capace di valutare e valutarsi, il suo ruolo strategico per la necessaria e indilazionabile innovazione del nostro paese, la necessità di rimotivare i giovani all’impegno ed allo studio, le cure da dedicare ad essi dopo le sottrazioni di futuro degli ultimi decenni.
    Una bella ed accattivante proiezione verso il futuro.
    Non ci piaceva il passato ministro, quello che stizzito non sapeva che gridare “non è vero!” quando qualcuno osava dirgli che tagliava ed impoveriva la scuola, e si lanciava spada in resta ad esaltare la sua riforma epocale ed i suoi “illuminati” cambiamenti, mentre faceva strame di leggi, contratti, verità, conoscenza della realtà.
    Ce lo dicevano (lei ed i suoi) ogni giorno in televisione, nelle più svariate trasmissioni, in tutti gli orari, a tutte le fasce di utenti, dando per fatte cose che non avevano né capo né coda, né mezzi, né basi: giuridiche, finanziarie, pedagogico-educative, organizzative, amministrative.
    E la gente, non tutta ma tanta sì, finiva per crederci.
    Avevano scoperto la potenza persuasiva della notizia spettacolarizzata e dell’annuncio, e ne facevano uso a larghe spanne: annunciale le cose, dille in televisione, ripetile alle persone mentre cucinano o mangiano o sonnecchiano, e vedrai che diventano senso comune, “verità”.
    Il marchingegno l’ha evidenziato molto bene Michele Serra, osservatore di usi e costumi del nostro “bel paese”, in un suo acutissimo intervento ormai di qualche tempo fa.
    Ma dalle persone sobrie e presentabili, dalla “gente nova”, soprattutto da chi (Rossi Doria) ha conosciuto i ragazzi di strada e per essi ha tentato l’impossibile ed ha visto la scuola dalla parte delle radici, ci aspettiamo ben altro.
    Innanzitutto una coerente operazione di verità da cui far discendere interventi chiari ed onesti che rispondano agli urgenti bisogni del presente e siano basi solide per forti ed originali idee con cui disegnare le prospettive educative su cui fondare il nuovo patto sociale, nutrire la capacità di responsabilità e di cittadinanza, gettare le basi per un nuovo modo di vivere.
    Dagli “uomini nuovi” ci aspettiamo soprattutto che siano veri riformatori, a partire dal metodo.
    Non vorremmo ancora dirlo definitivamente ed aspettiamo ancora, ma non possiamo negarci che alcuni segnali, alcune uscite sono ancora alla vecchia maniera e che alcuni “stornelli” li abbiamo già sentiti.
    Ci accompagna fortemente e da tempo un ragionamento che a noi sembra di semplicissima evidenza e cioè che nella scuola non si riuscirà a fare niente di meglio se non si parte dai fatti, dallo stato reale delle cose, e che per fare ciò non c’è altra strada oggi credibile che quella di conoscerla dal di dentro, senza filtri e mediazioni.
    L’abbiamo già scritto: a noi sembra che i pilastri portanti del sistema-scuole oggi non siano in condizione di poter reggere ulteriori pesi e che la quotidianità sia sempre più affaticata.
    Ed anche la gente di valore che è nella scuola e che è ancora tanta, può fare poco se i meccanismi si incagliano e tutto intorno gira male e sono negate anche le più basilari esigenze di un normale funzionamento.
    Solo qualche esempio per un rapido ripasso.
    Continuano ancora, anche in questi giorni, i tagli sugli organici; continua la follia degli accorpamenti e delle mega-scuole con più ordini, livelli e plessi; continuano l’indifferenza verso i problemi di guida, propulsione e coordinamento dei dirigenti scolastici destinati come Sisifo a fatiche infinite quanto vane.
    Si negano i compensi per le “funzioni superiori”, sono numerosissime le “reggenze” che presto riguarderanno anche i DSGA; niente si dice sui tagli alle collaborazioni dei vicepresidi, al personale di segreteria e ai collaboratori scolastici. Si esaltano le nuove tecnologie ma non ci sono risorse per gestirle e mantenerle; non si fa altro che parlare di qualità ed innovazione, ma le ore settimanali di lezione saranno ancora ridotte, e le classi diventeranno sempre più numerose e la legge 440 diventa l’ombra di se stessa e potremmo continuare con il nodo irrisolto del decreto Brunetta, le visite fiscali, il problema delle manutenzioni degli edifici e della loro sicurezza, il meccanismo dei finanziamenti con i suoi antichi ritardi e le irrisolte pendenze.
    Ancora nessuna risposta concreta ed operativa a queste questioni: il ministro ha sì parlato di rilancio dell’Autonomia, di “Organico funzionale”, di edilizia scolastica di qualità e di ridefinizione del ruolo sociale della scuola, ma anche lui queste buone intenzioni le ha lasciato nel limbo dell’indefinito.
    Intanto ancora una volta il nostro ministero, dopo i tagli lineari di questi ultimi tre-quattro anni subiti dal mondo della scuola su tutti i fronti, diretti ed indiretti, sarà sottoposto ad un’altra operazione , quella dei tagli mirati, contro cui, se fossero davvero tali, non avremmo da eccepire. Ma abbiamo ragione di temere che ancora una volta si corra il rischio di guardare alle pagliuzze della scuola e non si vada a vedere le travi che sono altrove!
    Mi domando se sia onesto parlare di decollo della scuola verso le novità che urgono se prima o contemporaneamente non si ristabiliscano un po’ di normalità, un po’ di certezze e di quotidiano buon governo: se, ad esempio, non si perde lo sprezzante vizio di non rispondere a chi pone nodi interpretativi e domande serie, o situazioni che riguardano il normale funzionamento del servizio scolastico ( le già citate questioni delle vicepresidenze, delle reggenze, “funzioni superiori”, etc.).
    Insomma aspettiamo da anni una vera stagione di riforme e di innovazione (che non è cosa facile), ma il vero riformatore non è chi saltando le durezze della reale situazione promette future meraviglie e intanto va avanti alla vecchia maniera: il vero riformatore è chi sa costruire meraviglie partendo da una seria e credibile ricognizione del “giocattolo” che ha in mano.
    E poiché comincio a vedere (e non sono il solo) che anche questa volta le buone indicazioni ed intenzioni sono sempre da venire, mentre il quotidiano non solo non ferma la deriva in atto, ma la prosegue, io lancio questa proposta alla “gente nuova” del nostro Ministero.
    Se volete partire col piede giusto, guardate alle scuole, partite da lì, lasciate stare un po’ le verità degli “esperti” e dei consiglieri e di arruffate sperimentazioni, e prendete a caso o per sorteggio cinquanta – cento scuole dei vari ordini e gradi e delle diverse aree geografiche.
    Prendetele come un campione, senza promesse di premi né minacce di punizioni, ma con il solo dichiarato intento di voler sapere, capire e conoscere, di calarvi nelle situazioni; e cercate di farlo nel modo più diretto e personale, ricorrendo il meno possibile alle informazioni di seconda mano.
    Avrete così uno spaccato reale di come stanno le cose nel bene e nel male:
    capirete quanto imbrigliano il buon lavoro i nodi irrisolti sopra richiamati , e che se la scuola non crolla è perché c’è tanta gente appassionata del proprio lavoro (che tiene agli alunni, prepara lezioni, corregge compiti, si autoaggiorna, impara nuove tecnologie, tiene contatti, partecipa ad incontri) per la quale lo stato attuale del sistema, il più delle volte, è più una camicia di forza che un supporto ed un propulsore.
    Il tempo che viviamo, a scuola e fuori di essa, ci impone di sapere guardare in alto ed al nuovo, ma occorre nel contempo badare bene a dove poggiamo i piedi.
    Volare, insomma, ma non con le ali di Icaro.

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  • 07/02 – INDIGNATA – LAVORO A SCUOLA IN QUALITA' DI COLL. SCOL. ULTIMAMENTE HO AVUTO BISOGNO DELLE RSU DELLA MIA SCUOLA . DA LORO HO AVUTO SOLO INDIFFERENZA. MI CHIEDO A COSA SERVONO?
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  • 16/02 – Peppino – sono convinto che l'Italia ha un problema culturale, mi spiego: purtroppo una buona fetta di italiani ha davvero creduto che arrangiarsi, imbrogliare, conoscere, agganciarsi ecc. potessero essere gli strumenti per andare avanti, per avere un posto di lavoro, per sistemare i figli e questo è un problema che si è trasformato in cultura nel nostro paese ed è difficile da spezzare. So anche che fortunatamente c'è chi è riuscito a non cadere in questo errore e considero necessario dare a queste persone la possibilità di dimostrare che le cose fatte seriamente sono altra cosa.
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