Le tue idee

  • 02/09 – Angelica52 – Invio la lettera di un collega insegnante come me di Quota 96 che vi pregherei di leggere con molta attenzione: http://www.latecnicadellascuola.it/index.php?id=39047&action=view&c
    A 135 persone piace - Mi piace >
  • 13/01 – Edmondo – la mia proposta si riferisce al comparto pubblico della conoscenza:
    PROPOSTA:

    IMMEDIATA ASSUNZIONE DI TUTTI I LAVORATORI CON ALMENO TRE ANNI DI CONTRATTO AL 31 AGOSTO O AL 30 GIUGNO.

    LA PROPOSTA SI INCENTRA SU DUE GRANDI VALORI TUTELATI DALLA LEGGE NAZIONALE E INTERNAZIONALE:

    1)IL PRINCIPIO DI NON DISCRIMINAZIONE TRA LAVORATORI A TERMINE E LAVORATORI A TEMPO INDETERMINATO;

    2)LA PREVENZIONE DELL'ABUSO DI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO.
    La legge del 2007 n.247 all'articolo 1 comma 39 stabilisce che all’articolo 1 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, è premesso il seguente comma:
    «01. Il contratto di lavoro subordinato è stipulato di regola a tempo indeterminato».
    Lo stesso valore viene poi riaffermato nella direttiva europea n.1999/70 che e' stata recepita dall'Italia nel decreto legge 368 del 2001.

    Ma non basta. La direttiva europea, infatti, afferma chiaramente che il rapporto di lavoro migliora sia la qualita' della vita dei lavoratori sia che ne migliora il rendimento.
    E un rendimento migliore dei docenti avrebbe sicuramente degli effetti positivi sui discenti e sulla qualita' della scuola pubblica italiana.

    Chiedere l'immediata immissione in ruolo dei lavoratori a tempo determinato con tre anni di contratto al 31 agosto o al 30 giugno significa percio' :

    1)rivendicare il rispetto sia della legge nazionale sia di quella dell'Unione Europea(tra l'altro gia' recepita dal nostro paese);

    2)rivendicare il diritto ad un trattamento omogeneo a quello dei lavoratori del settore privato, ovvero pretendere l'interruzione della violazione del principio costituzionale di uguaglianza;

    3)rivendicare per tutti i lavoratori le stesse opportunita'.
    E' noto che un lavoratore precario non gode delle stesse opportunita' di un lavoratore a tempo indeterminato in termini di immagine, di professionalita' e di chance. Il termine stesso precario ha connotazioni fortemente negative dovute all'incertezza, alla provvisorieta' e all'instabilita' del rapporto di lavoro che lo rendono quasi un lavoratore di serie B agli occhi della gente, di molti colleghi e di tanti dirigenti scolastici. Inoltre il lavoratore precario non gode delle stesse chance di
    un lavoratore a tempo indeterminato (non puo': diventare dirigente scolastico o collaboratore del preside; fare parte del Consiglio d'istituto; avere il distacco sindacale o essere Rsu; lavorare nelle scuole italiane all'estero; ecc.). La sua professionalita' viene fortemente limitata. Un aspetto che troppo spesso viene sottovalutato quando si parla di meritocrazia.

    4)rivedicare un miglioramento della qualita' della scuola pubblica statale italiana.

    5)supportare esplicitamente nella proposta “Ricostruire la Scuola Flc Cgil” tutte le vertenze tuttora in corso per la stabilizzazione dei lavoratori.

    La Flc Cgil dovrebbe chiedere alla politica di abrogare tutte le norme che ostacolano ingiustamente la trasformazione dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato:
    - l'articolo 36 comma 2 del d.lgs. 165 del 2001 (sostiene che in nessun modo il contratto con la pubblica amministrazione può trasformarsi in tempo indeterminato. Tutte le sentenze che hanno dato esito favorevole ai precari -come quella di Siena -, convertendo i contratti a tempo indeterminato, hanno dichiarato illegittima questa norma, perché in palese contrasto con lo spirito della normativa europea a cui si ispira.)

    l'Art. 9. (Scuola e merito) comma 18 del Decreto-legge 13 maggio 2011 , n. 70 coordinato con la legge di conversione 12 luglio 2011. (comma 18 : All'articolo 10 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: «4-bis. Stante quanto stabilito dalle disposizioni di cui all'articolo 40, comma 1, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, all'articolo 4, comma 14-bis, della legge 3 maggio 1999, n. 124, e all'articolo 6, comma 5, del
    decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, sono altresi' esclusi dall'applicazione del presente decreto i contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze del personale docente ed ATA, considerata la necessità di garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo anche in caso di assenza temporanea del personale docente ed ATA con rapporto di lavoro a tempo indeterminato ed anche determinato. In ogni caso non si applica l'articolo 5, comma 4-bis,
    del presente decreto.»)

    l'articolo 1 comma 1 del Decreto-legge 25 settembre 2009, n. 134 (All'articolo 4 della legge 3 maggio 1999, n. 124, dopo il comma 14 e' aggiunto, in fine, il seguente: «14-bis. I contratti a tempo determinato stipulati per il conferimento delle supplenze previste dai commi 1, 2 e 3, in quanto necessari per garantire la costante erogazione del servizio scolastico ed educativo, non possono in alcun caso trasformarsi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato e consentire la maturazione di
    anzianità utile ai fini retributivi prima della immissione in ruolo.»).

    A supporto di questa richiesta la Flc Cgil dovrebbe intraprendere una campagna di informazione pubblica sui diritti dei lavoratori e sulle norme create ad hoc dai nostri Governi al fine di sfruttare i lavoratori e di mantenerli in una situazione di disagio economico e di “ricattabilita'”.

    Infine il prossimo CCNL della scuola (meglio ancora se di tutto il pubblico impiego) dovrebbe prevedere la possibilita' di convertire il contratto da tempo determinato a tempo anche per effetto di sanzioni del giudice (al momento non e' cosi'. l'articolo 40 del CCNL afferma un generico “per effetto di specifiche disposizioni normative).


    Cordiali saluti

    Edmondo Febbrari
    Coordinatore Precari Flc Cgil Ravenna

    A 134 persone piace - Mi piace >
  • 18/01 – nicole – Eliminare i dirigenti scolastici nelle scuole pubbliche: le funzioni di questi sarebbero divise tra DSA e "collaboratori" eletti dal collegio dei docenti; sul piano didattico e culturale agirebbe un comitato tecnico didattico eletto tra i docenti e ata con componente studentesca.; sì anche alla partecipazione delle famiglie e studenti. Effetti: risparmio e meno tensioni e meno confusioni nelle scuole.
    A 132 persone piace - Mi piace >
  • 14/01 – Salvatore – Occorre lavorare negli ambiti pre-politici per ricreare una comunanza più diffusa ed organizzata. Solo partendo dalla comprensione del territorio, si può in maniera più profonda riarticolare il complesso delle richieste locali in una piattaforma capace di suscitare condivisione ed entusiamo a livello generale.
    A 131 persone piace - Mi piace >
  • 16/01 – Antonio Peduzzi – Mi appare ridicolo il proposito di voler perseguire la "crescita" del paese limitandosi al proposito di liberalizzare alcuni comparti: una crescita senza virgolette ha bisogno della nascita in tempi rapidi di una nuova generazione imprenditrice. Senza essa non vi può essere crescita. Allo stesso modo non vi può essere crescita senza la nascita in tempi rapidi di un nuovo ceto intellettuale: ma perché esso nasca è necessaria una scuola in cui chi siede in cattedra abbia un riconoscimento che deriva dalla serietà degli studi compiuti e dalla serietà degl studi in cui impegna i giovani: non da sistemazioni caritative dovute a leggi o accordi contrattuali. Perché questo riconoscimento possa esservi è necessario decidere con trasparenza la disattivazione di corsi di laurea fittizi - o perché privi di contenuti scientifici, oppure perché frutto di accordi corporativi. Infine e in breve: se vogliamo veramente "liberalizzare", cioè porre tutti nelle condizioni di
    concorrere liberamente alla crescita, al bene comune e alla dignità, occorre cancellare subito il potere dei dirigenti italiani (statali, scolastici, delle asl, degli enti locali, ecc.) di scegliere per cooptazione (cioè per affinità personali e simili) i "collaboratori" cui corrispondere prebende e chances di carriera in cambio di fedeltà personale di stampo feudale.
    La subalternità che vedo a sinistra mi induce a temere che essa coltivi ideologicamente i vizi che sarebbe necessario cancellare - con il risultato di pensare lo sviluppo attraverso le categorie del sottosviluppo.

    A 131 persone piace - Mi piace >
  • 15/09 – Mario Carolla – COME NE USCIAMO?

    Quando negli anni '60 lessi per la prima volta "Il mondo come io lo vedo" di Albert Einstein, edito nel 1931, non feci molto caso alle frasi che il grande fisico argomentava sulla crisi. Anche allora imperversava la crisi ed era quella (la crisi del '29) passata alla storia repubblicana, seguita al fascismo, come la più mostruosa mai registrata. Quella crisi fu risolta solo con la Ricostruzione dopo una devastante guerra mondiale. Oggi non è pensabile avere un'altra guerra mondiale e allora......, torno alla domanda che mi sono posto: "Come ne usciamo?".

    Negli anni '60 (non ricordo con esattezza l'anno, ma certamente studiavo ancora all'Università di Napoli) eravamo in pieno "boom" economico e, dunque, ai miei occhi di studente, ma certamente agli occhi di molti, parlare di crisi non poteva interessare più di tanto.

    Oggi, invece, rileggendo quelle frasi, rubate da un post in una libreria di Lecce, non posso che sbalordirmi per due motivi:

    1) il contenuto di esse è pervaso da una straordinaria attualità, sembra proprio che siano state scritte ieri; ma, del resto, cosa ci si può aspettare dalle riflessioni del più grande scienziato che sia mai vissuto, senza far alcun torto ad Archimede, Newton ed altri, se non una lettura coerente e precisa del suo presente con lo sguardo rivolto al futuro? Egli apre così le sue riflessioni: "Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura".

    2) le sue riflessioni sono in perfetta sintonia con il mio modo di pensare e leggere la realtà della crisi di oggi, soprattutto, nel contenuto del periodo che le apre "alla grande", riportate sopra. Tutti in Italia, in Europa e nel mondo pensano che per uscire dalla crisi occorre innescare un processo che si sostanzi di rigore e crescita (sperimentate tante volte). Queste categorie saranno pure necessarie nel contingente, ma la vera salvezza delle future generazioni sta proprio nel cessare di pensare che le cose cambino continuando a fare sempre le stesse cose che ci hanno portato al disastro che è sotto gli occhi di tutti.

    Albert Einstein conclude: " È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono delle lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere della crisi è esaltare il conformismo. Invece lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

    Per superare il disastro occorre estirpare la radice del male che sta, a mio avviso, in questo concepire barbaro del sistema economico, fondato sul predominio della finanza, che ha reso il capitalismo un serpente velenoso che fagocita tutto ciò con cui viene in contatto, dopo aver cancellato ogni valore di civile convivenza tra le persone e tra i popoli.

    Ritengo assurdo che mi svegli al mattino, che accenda la televisione per ascoltare le prime notizie della giornata mentre sorbisco il primo caffè e che senta parlare con enfasi sempre di borse e di "spread". Facciamo qualcosa!

    Quando cominceremo a fare cose diverse? L'utopia, qualche volta, per una sorta di mutazione genetica può diventare realtà. Io mi accontento di crederci! Ma....basta solo crederci?

    A 130 persone piace - Mi piace >
  • 13/01 – Fabrizio Dalla Villa – Buongiorno.
    http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=688602
    E' il link dove si può leggere l'anteprima del mio ultimo libro, scritto per ricordare un amico d'infanzia, scomparso a giugno del 2011, dopo oltre 40 anni di amicizia. SI intitola TRESETTE perché ho voluto rievocare le innumerevoli partite da noi giocate insieme ad altri due amici. Anche i protagonisti del libro sono amici d'infanzia, che, una volta giunti al fatidico traguardo della pensione (ci arriveremo mai noi?) riprendono a giocare a tresette e a chiacchierare del più e del meno, affrontando discorsi tanto privati, quanto di interesse generale. Il libro è distribuito da Feltrinelli. Sono graditi i vostri commenti. Buon anno.
    Fabrizio Dalla Villa, Villasanta (MB)

    A 129 persone piace - Mi piace >
  • 14/01 – Andrea – C'e' bisogno di ricostruire i valori del sociale e ripristinare la solidarietà;tutto questo condido da un ritorno alla legalità,termine cancellato dal dizionario itliano da chi ci ha governato fin ad ora!!!!
    A 129 persone piace - Mi piace >
< ... 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 ... >
Video Banner PicBadge Manifesto
Partecipa

Contribuisci con le tue idee
alla discussione sui temi proposti
da Ricostruiamo l'Italia

Pubblica

Registrati
  • Facebook
  • Twitter
  • Youtube