Le tue idee

  • 14/01 – Salvatore – Occorre lavorare negli ambiti pre-politici per ricreare una comunanza più diffusa ed organizzata. Solo partendo dalla comprensione del territorio, si può in maniera più profonda riarticolare il complesso delle richieste locali in una piattaforma capace di suscitare condivisione ed entusiamo a livello generale.
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  • 16/01 – Antonio Peduzzi – Mi appare ridicolo il proposito di voler perseguire la "crescita" del paese limitandosi al proposito di liberalizzare alcuni comparti: una crescita senza virgolette ha bisogno della nascita in tempi rapidi di una nuova generazione imprenditrice. Senza essa non vi può essere crescita. Allo stesso modo non vi può essere crescita senza la nascita in tempi rapidi di un nuovo ceto intellettuale: ma perché esso nasca è necessaria una scuola in cui chi siede in cattedra abbia un riconoscimento che deriva dalla serietà degli studi compiuti e dalla serietà degl studi in cui impegna i giovani: non da sistemazioni caritative dovute a leggi o accordi contrattuali. Perché questo riconoscimento possa esservi è necessario decidere con trasparenza la disattivazione di corsi di laurea fittizi - o perché privi di contenuti scientifici, oppure perché frutto di accordi corporativi. Infine e in breve: se vogliamo veramente "liberalizzare", cioè porre tutti nelle condizioni di
    concorrere liberamente alla crescita, al bene comune e alla dignità, occorre cancellare subito il potere dei dirigenti italiani (statali, scolastici, delle asl, degli enti locali, ecc.) di scegliere per cooptazione (cioè per affinità personali e simili) i "collaboratori" cui corrispondere prebende e chances di carriera in cambio di fedeltà personale di stampo feudale.
    La subalternità che vedo a sinistra mi induce a temere che essa coltivi ideologicamente i vizi che sarebbe necessario cancellare - con il risultato di pensare lo sviluppo attraverso le categorie del sottosviluppo.

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  • 05/07 – Piero – Vorrei proporre ai partiti che sostengono il governo Monti, al Presidente della Repubblica, come mio rappresentante, di valutare e quantificare tutte le spese militari in essere, non legate a missioni "umanitarie" od a impegni NATO (queste valutabili in un secondo momento rispetto al ruolo dell'Italia nell'alleanza atlantica) e girare queste somme per lo sviluppo, la ricerca universitaria e la spending review. Inoltre vorrei chiedere, attraverso il sindacato, visto che non so come altrimenti fare, che ci sia informazione sulle spese militari e di fare presente questa cosa al segretario del PD Pierluigi Bersani che non mi pare nei suoi interventi a sostegno del governo, abbia mai chiesto un rendiconto delle suddette spese. Grazie.
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  • 13/01 – Fabrizio Dalla Villa – Buongiorno.
    http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=688602
    E' il link dove si può leggere l'anteprima del mio ultimo libro, scritto per ricordare un amico d'infanzia, scomparso a giugno del 2011, dopo oltre 40 anni di amicizia. SI intitola TRESETTE perché ho voluto rievocare le innumerevoli partite da noi giocate insieme ad altri due amici. Anche i protagonisti del libro sono amici d'infanzia, che, una volta giunti al fatidico traguardo della pensione (ci arriveremo mai noi?) riprendono a giocare a tresette e a chiacchierare del più e del meno, affrontando discorsi tanto privati, quanto di interesse generale. Il libro è distribuito da Feltrinelli. Sono graditi i vostri commenti. Buon anno.
    Fabrizio Dalla Villa, Villasanta (MB)

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  • 14/01 – Andrea – C'e' bisogno di ricostruire i valori del sociale e ripristinare la solidarietà;tutto questo condido da un ritorno alla legalità,termine cancellato dal dizionario itliano da chi ci ha governato fin ad ora!!!!
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  • 14/01 – guido napolitano – ...ribadisco il concetto: l'attacco degli speculatori é nei confronti dell'euro. A cosa è servita la manovra che ha sacrificato ancora una volta i soliti noti? Il declassamento in b+! Quando ci svegliamo?
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  • 27/08 – Vincenzo Rossi – Augurando buona ripresa a tutti,
    ai fini di una Scuola DAVVERO "ricostruita" (PER COLORO CHE LO VOGLIANO) vi riporto uno stralcio pubblicato sul Sito Nazionale della FLC CGIL il 22 agosto scorso di un collega di Siena: http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/io-professore-di-liceo-difendo-i-voti-bassi.flc

    Gentile Veladiano,
    sono un tuo collega e ti scrivo a proposito dell’articolo del 14 agosto “Cari prof, non date mai meno di 4 agli studenti”.
    Ho sempre ritenuto opportuno usare tutta la gamma dei voti
    (escluso per la verità l’1 ed assegnando con molta parsimonia il 10)
    e non ho mai avuto casi di autolesionismo; e molto raramente casi di ritiro da scuola.
    Il problema, secondo me, non sta nel voto numerico, che resta, nella totalità della sua gamma, il mezzo più diretto, economico, semplice e TRASPARENTE per graduare i risultati dell’apprendimento; i giudizi rischiano di essere intrisi di “didattichese” e di eufemistiche ipocrisie, come spesso è avvenuto in questi anni nella scuola dell’ OBBLIGO;
    si accusano sempre i voti troppo bassi di creare disagio psicologico, ma non si dice mai che certi entusiastici giudizi ammanniti con LARGHEZZA ed OPPORTUNISMO nella scuola dell’obbligo, ..., hanno talora creato sensi di onnipotenza altrettanto pericolosi ed incapacità di rapportarsi alle difficoltà della vita.....
    Occorrerebbe poi un’analoga EDUCAZIONE riguardo alla natura del VOTO anche nei confronti dei GENITORI,
    i quali lo considerano sempre più spesso un trofeo da ESIBIRE o una vergogna da nascondere o un’offesa PERSONALE. Molte delle tragiche vicende cui facevi riferimento nel tuo articolo nascono, più che dagli errori della scuola, da una PRESSIONE familiare derivata da questa PERVERSA e DEFORMATA visione del VOTO.
    Prof. Lodovico Guerrini — Liceo Classico Piccolomini, Siena.

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  • 16/01 – annamaria – Il problema più grande è il precariato nel lavoro:esso è la causa non solo dell'impoverimento diffuso (con le sue conseguenze economiche ), ma anche delle discriminazioni e degli abusi che i datori di lavoro possono perpretare a danno di chi è o si deve rendere schiavo per bisogno.Non poter contare su entrate certe rende impossibile un tranquillo disegno di vita sia personale che familiare, rende le persone 'precarie' anche psicologicamente, destabilizza anche i rapporti affettivi.
    Rilanciare una politica e una legislazione equa del lavoro servirebbe anche ai cittadini, specialmente quelli più giovani, a convincersi che non è la furbizia, la raccomandazione o l'aggirare la legge che serve per vivere meglio, ma l'impegno personale sia nello studio che nel lavoro.

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