Un autunno di grande mobilitazione nazionale

L'autunno caldo nei settori della conoscenza è iniziato.
Da troppi anni, ormai, l'avvio dell'anno scolastico è un bollettino sui disastri che le politiche dei vari governi scaricano sulla scuola. Da un governo di professori ci aspettavano, francamente, un'inversione di tendenza o quantomeno una maggiore sensibilità verso il sistema di istruzione. L'abbiamo anche scritto in una lettera aperta inviata al Presidente del Consiglio e al Ministro dell'istruzione. Non abbiamo ricevuto risposta.

In realtà questo Governo continua l'opera di demolizione dell'istruzione e della ricerca pubblica e vuole dividere le persone e contrapporre le domande di diritti. Per Monti vengono prima gli interessi delle banche e dei mercati e mai quelli delle persone. Quelle ricette non funzionano, impediscono la crescita e determinano il crollo dell'occupazione, la riduzione di salari e pensioni, più precarietà e lavoro nero.

Mentre i ministri di questo Governo parlano d'altro, l'antipolitica cresce perché la politica sembra non comprendere fino a che punto è arrivata la disperazione sociale. Ci sono famiglie che si sono autotassate per garantire la scuola dell'obbligo ai propri figli, tamponando le mancanze della Repubblica, che è obbligata dalla Costituzione a garantire il diritto allo studio fino ai gradi più alti dell'istruzione. La scuola è andata avanti anche grazie al sindacato, alla CGIL, che con grande caparbietà ha difeso la dignità del lavoro nella conoscenza, tutto, da quello degli insegnanti di ruolo a quello dei tanti precari e dei tanti vituperati "bidelli" che svolgono compiti delicatissimi di vigilanza e di sostegno agli alunni con handicap. Il Ministro Profumo invece bandisce un concorso che taglia fuori i precari e che non apre le porte della scuola ai giovani. Si tagliano servizi fondamentali per i cittadini, ma si sprecano i soldi per un concorso inutile e demagogico. Ma soprattutto si vogliono ridurre gli spazi dell'intervento pubblico e la funzione sociale dei beni comuni a partire dal sapere.

Ci aspettavamo di più. L'Intesa sul lavoro pubblico, firmata in maggio, lasciava sperare in un'inversione di tendenza di merito e di metodo. Il merito riguarda la concezione del lavoro pubblico, finalmente ricondotto al suo valore di servizio per la comunità. Il metodo riguarda la partecipazione e il coinvolgimento dei lavoratori nell'organizzazione del lavoro, la concertazione e la contrattazione con i sindacati che quei lavoratori rappresentano.

L'inversione di tendenza non c'è stata e anche la revisione della spesa pubblica, che pure qualche attesa aveva suscitato, non ha revisionato nulla, ma ha colpito una volta di più i settori della conoscenza, il diritto allo studio, il lavoro, come è illustrato negli altri articoli di questa pagina.

E così passata l'afa agostana e il caldo di settembre, capiamo che è necessaria una risposta di lotta forte per cambiare radicalmente le politiche economiche e sociali di Monti. Senza un'alternativa all'austerità e al ridimensionamento dell'intervento pubblico non ci sarà prospettiva per i settori della conoscenza. Serve una mobilitazione che ridia alle persone la speranza di cambiare una situazione insostenibile che mette a rischio anche la democrazia.

Non basta più lavorare in difesa, ciascuno nella sua categoria, la CGIL deve avere l'ambizione di ricomporre un ampio fronte sociale su una piattaforma capace di rifondare il modello di sviluppo economico, sociale e ambientale partendo dal valore del lavoro, dell'ambiente, dei beni comuni e dei diritti civili e sociali. Il Piano per il Lavoro rappresenta una sfida per ricomporre la frammentazione sociale con politiche che affermino la piena e la buona occupazione.

Non ci fermeremo perché non intendiamo lasciare soli i lavoratori. Le nostre RSU saranno impegnate a riportare la contrattazione nei luoghi lavoro, perché noi vogliamo migliorare la qualità del lavoro e dei servizi pubblici.

Bisogna riconquistare il contratto nazionale per ristabilire regole che favoriscano l'esercizio pieno della contrattazione su tutti gli aspetti che riguardano le prestazioni di lavoro, la valorizzazione professionale e il salario. Sappiamo bene che un lavoratore motivato in un ambiente di lavoro ben organizzato rende un servizio migliore ai cittadini.

A ottobre prosegue la grande mobilitazione nazionale iniziata il mese precedente per rispondere alle scelte inaccettabili del Governo Monti sui nostri comparti e per lanciare la nostra sfida programmatica in vista delle elezioni politiche. Il tutto con una piattaforma alternativa alle politiche dell'attuale Governo.

La FLC ritiene che una strada per uscire dalla crisi e affermare un nuovo modello di sviluppo è quella di innalzare la qualità dell'intero sistema della formazione, istruzione e ricerca.