Cosa contratta la RSU? L'assegnazione alle classi e la mobilità interna del personale docente

L'assegnazione dei docenti alle classi è una forma di utilizzazione in rapporto al Piano dell'Offerta Formativa (POF) e, quindi, è di competenza del contratto di scuola (CCNL art. 6 c. h).

L'assegnazione alle classi è anche regolata dalla legge (art. 396 DLgs 297/94) per cui il dirigente scolastico assegna i docenti alle classi sulla base dei criteri generali stabiliti dal Consiglio d'Istituto e delle proposte formulate dal Collegio docenti.

È necessario pertanto conciliare la procedura prevista dalla legge con la contrattazione di scuola distinguendo i diversi aspetti e interessi che si intrecciano nell'assegnazione del personale alle classi.

Gli aspetti didattici: si tratta di assegnare la persona più adatta ad insegnare una certa materia in una certa classe, composta da determinati alunni. In genere prevale il criterio della continuità didattica, che si base sul principio che è interesse degli alunni avere il medesimo insegnante nel ciclo che stanno frequentando.

Gli interessi personali: consiste nell'interesse di un docente a cambiare classi, sezione o indirizzo o tipo di attività. Rispetto a ciò il principio della continuità didattica non può costituire, di per sé, un impedimento, in particolare nel caso che si formino nuovi classi o si liberino posti in quelle che ci sono già (ad es. per trasferimento o per pensionamento del docente che vi ha insegnato l'anno prima). Tali interessi non hanno a che fare con la didattica, ma esprimono un legittimo interesse alla mobilità interna, che è tipica materia negoziale.

È possibile conciliare i diversi interessi e i diversi ambiti di competenza distinguendo le procedure:

  • gli aspetti didattici vengono definiti dal Collegio, secondo quanto previsto dal Dlgs 297/94, il quale formula proposte sugli aspetti didattici coinvolti nell'assegnazione;
  • gli aspetti attinenti la mobilità interna, invece, vengono regolati dal contratto di scuola; la RSU ha titolo a presentare in proposito proposte da negoziare con il dirigente scolastico.

Non vi è pertanto contraddizione tra legge e contratto, né sovrapposizione tra Collegio e RSU. In materia di assegnazione decide il dirigente scolastico, il quale deve usare i criteri del Collegio quando sono in gioco questioni didattiche e interessi degli alunni, mentre deve usare i criteri del contratto di scuola quando sono in gioco gli interessi dei lavoratori.

Requisiti e criteri di scelta

I criteri in base ai quali viene regolata la mobilità interna vanno esplicitati e dettagliati nel contratto di scuola per poter scegliere sulla base di regole condivise quando gli aspiranti sono più dei posti disponibili, oppure quando nessuno vuole ricoprire un determinato posto.

È possibile adottare criteri diversi a seconda se l'assegnazione è ai plessi/succursali, oppure alle classi o ai posti (attività curriculari).
Nell'assegnazione ai plessi e alle succursali prevale l'aspetto della mobilità, quindi l'interesse personale del lavoratore rispetto alla continuità. Pertanto si può prendere in considerazione la graduatoria per il soprannumero (prevedendo o meno le esigenze di famiglia a seconda che i plessi o le succursali siano nello stesso comune o in comuni lontani dalla sede centrale). È opportuno anche regolare esplicitamente se si prendono in considerazione o meno le precedenze previste dalla L.104/92, la maternità, ecc.
Nell'assegnazione alle classi, al contrario, si può prendere in considerazione una graduatoria basata più sull'anzianità/continuità nella scuola (piuttosto che l'anzianità complessiva), in modo che chi ha una certa anzianità nella scuola possa cambiare di classe dopo un certo numero di anni.

Nel contratto di scuola occorre precisare se la mobilità interna (sia essa sui plessi che sulle classi) avviene solo sui posti che si liberano (ad es. per trasferimento o pensionamento) oppure se si prevede la possibilità che i docenti possano ruotare dopo un certo periodo.