Riforma del lavoro? Prima rinnovare i contratti

Tra le priorità della fase due del governo Monti c'è la riforma del lavoro. Un tema ricorrente da anni e di cui si sa poco ma si teme molto. Perché tutti gli interventi sul lavoro degli ultimi anni hanno peggiorato le condizioni dei lavoratori e reso il lavoro più brutto e meno efficace.

Il caso dei settori pubblici è esemplare. I contratti bloccati fino al 2014 e con essi qualunque adeguamento delle retribuzioni al galoppante costo della vita e una normativa - grazie alle fumisterie legislative dell'ex ministro Brunetta - che è peggio del labirinto di Dedalo.

Eppure nelle scuole, nelle università, negli enti di ricerca il lavoro si dipana quotidianamente tra mille difficoltà, problemi da risolvere, scelte da compiere... Gran parte dei problemi organizzativi sono affidati alla contrattazione integrativa, quella che tutti evocano, ma alla quale gli ex Tremonti e Brunetta hanno messo i bastoni tra le ruote. Ma non abbastanza perché nei luoghi di lavoro della conoscenza non si possa (e si debba) usare questo civile e moderno strumento di gestione dei rapporti di lavoro per fare funzionare meglio i servizi. È quanto sostiene il professor Mario Ricciardi, docente di diritto del lavoro all'Università di Bologna, in un'intervista al periodico della FLC CGIL "Articolo 33". In particolare nella scuola, la contrattazione integrativa non solo è legittima e doverosa, ma è segno di rispetto dell'autonomia istituzionale e di fiducia verso i dirigenti e i rappresentanti sindacali.