La scomparsa di Renato Nicolini

Se n'è andato d'estate, all'improvviso, un sabato mattina, all'insaputa di quei molti che ignoravano il suo male, la sua fatica ad addormentarsi per il suo costante dolore alla schiena. Nonostante tutto continuava la sua attività, tra Roma e Reggio Calabria, tra i suoi studenti.

La scomparsa di Renato Nicolini segna la fine di un'epoca. Sparisce l'uomo-simbolo dell'alto profilo professionale, culturale e morale che ogni città dovrebbe avere. Gli abitanti di Roma per un decennio, e in parte quelli di Napoli, hanno toccato con mano cosa significa gestire la cultura in modo originale, stimolante, decisamente trasversale. Sempre pieno di idee, e capace di azioni progettuali di alto rango, e pronto a cambiare le regole, Renato Nicolini ha vissuto attonito e con sofferenza l'imbavagliamento forzato di giunte che rottamavano davanti agli occhi di tutti e per decenni la cultura, la creatività e la ricerca.

In una recente intervista al Manifesto, Nicolini prendeva il toro per le corna e si dichiarava "pronto a cambiare Roma", se solo glielo avessero chiesto. Avrebbe portato avanti le idee e i due cardini fondamentali sui quali Petroselli fondava la sua Roma: "l'importanza della cultura, della risorsa immateriale per eccellenza, per il governo della città". Secondo concetto: "la necessità di rompere con un'idea che associava invece la crescita economica di Roma soprattutto all'edilizia, tradizionale volano".

Speriamo che questa voce fuori del coro torni a gridare, eco tra i colli, rara testimonianza di vita capace di unire profondità e impegno a leggerezza ed evanescenza.