
Cominciamo dalla scuola
9 miliardi di euro sono stati sottratti alla scuola italiana dal 2008 a oggi. E circa 150 mila posti di lavoro in meno, tra docenti e amministrativi, tecnici e ausiliari. Sono cifre che fanno ancora più spavento se tradotte in concreto. E concretamente abbiamo una scuola più debole e più povera, con meno tempo da dedicare agli alunni, meno materie (tranne le ore di religione che sono aumentate), meno laboratori, meno innovazione, con classi sempre più affollate.
Le riforme introdotte da Moratti prima e Gelmini poi, lungi dal mettere la scuola al passo coi tempi e con l'Europa, ne hanno fatto un deserto di spazi e contenuti. Una scuola meno inclusiva dove i portatori di handicap devono rivolgersi al tribunale per ottenere un sostegno, dove chi ha di meno non riceve di più, come sarebbe giusto. Una scuola che, invece di promuovere socialmente e di migliorare le condizioni di partenza dei più deboli, sancisce e ratifica le disuguaglianze. Senza dare di più a chi sta meglio, che riceve comunque un'offerta formativa più povera e meno tempo scuola. Per non parlare dello stato degli edifici scolastici quasi tutti fuori norma, molti a rischio.
Una scuola dove si è tagliato e ritagliato senza poi investire. Una scuola a cui si è tolta la parola e l'autonomia, con l'imposizione dall'alto di modelli inapplicabili, estranei al territorio e alle sue caratteristiche e su cui è stata riversata una marea di incombenze burocratiche. Una scuola su cui si è fatta tanta demagogia e poca sostanza: dai grembiulini al voto in condotta, teorizzando persino che è migliore la scuola che boccia di più. Una scuola su cui si sono dette tante bugie, come quella che meno personale sarebbe stato pagato meglio. E, dopo avere tagliato i posti, sono stati tagliati stipendi e carriere a chi è rimasto.

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